Vocazioni
Esperienza di vita monastica

Ritiro di Avvento

(per giovani 18-35 anni)

Cristo, compimento del desiderio e del destino dell’uomo

Per informazioni clicca qui

E il Signore, cercando il suo operaio in mezzo alla folla del suo popolo cui rivolge questo grido, dice di nuovo: «C'è qualcuno che desidera la vita e vuole vedere giorni felici?» (Sal 33,13). Se tu, all'udirlo, rispondi: «Io», Dio prosegue: «Se vuoi possedere la vita vera ed eterna, preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde; sta lontano dal male e fa' il bene; cerca la pace e perseguila (Sal 33,14-15). E quando avrete fatto ciò, i miei occhi saranno su di voi e i miei orecchi attenti al vostro grido e, prima ancora che mi invochiate, io dirò: “Eccomi!” (Is 58,9)». C'è forse per noi qualcosa di più soave di questa voce del Signore che ci invita, fratelli carissimi? Ecco che nella sua bontà il Signore ci indica il sentiero della vita (Sal 15,11).

Dall’inizio del prologo, san Benedetto ci propone di imparare ad ascoltare. Ha specificato le condizioni per questo ascolto, affinché siamo in grado di ascoltare la voce del Signore che si esprime in questo modo: “Chi è l’uomo che vuole la vita e brama di vedere giorni buoni”? (Sal 33,13). Questo versetto del Salmo 33 situa immediatamente la vita monastica in una prospettiva giusta. Ciò che ci ha spinto a venire in monastero, anche se non ne eravamo pienamente coscienti, è questo amore per la vita e questo desiderio di felicità incisi nel più profondo del nostro essere1. E la domanda sorge spontanea nel nostro spirito: come?

Benedetto nota innanzitutto che la lingua che parla male e le labbra bugiarde non offrono la felicità (v. 14). Questa è la conclusione del Salmo 33 da cui è tratto questo versetto: “La malizia uccide l’empio” (Sal 33,22). L’esperienza monastica offre un’esperienza molto viva, a volte anche dolorosa: il male che portiamo dentro di noi conduce, in definitiva, all’autodistruzione e all’amarezza, anche se a volte dà l’illusione di essere vincitori. Una delle prime grandi rivelazioni della Scrittura è che colui che causa il male ne è la prima vittima.

La seconda esperienza condivisa da Benedetto è riassunta in una semplice esclamazione del libro di Isaia: “Eccomi!” (Is 6,8). È un’esperienza sorprendente di un Dio che ci salva ancor prima che lo chiamiamo se “facciamo il bene e cerchiamo la pace” (Sal 33,15), senza rendere male per male. Questa folle scommessa di scegliere la parte di Dio, contro ogni previsione, al di là e oltre tutto, è il grande segreto che San Benedetto svelerà nei settantatré capitoli della sua Regola. I Padri della Chiesa dei primi secoli parlavano di due vie: una che porta alla felicità e l’altra alla morte. Semplicemente non facevano altro se non riprendere l’invito di Dio al suo popolo, scegliere tra la vita, la benedizione e la felicità, o schierarsi per la morte, la maledizione e il male. Scegliere la vita è prima di tutto rinunciare alla menzogna, rifiutare di fare il male, ma anche buttarsi in Dio!

1 Dom Guillaume Jedrzejczak, Amare la vita, desiderare la felicità, Lindau, 2016.

Commento di Dom Guillaume Jedrzejczak, Si ringrazia il monastero di Valserena.

proposta vocazionale

Se sei interessato a condividere la nostra esperienza di vita monastica per qualche giorno di riposo e di silenzio o per un tempo di discernimento, e hai un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, contattaci.

Contattaci ai seguenti recapiti:

Tel. (+39) 049.9999448/ E-mail: formazione@praglia.it